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The International School for Holocaust Studies

Proposta per la cerimonia del 27 gennaio

Testimonianze


La cerimonia e' rivolta agli studenti delle scuole superiori. La durata approssimativa e' di 20 minuti.

Introduzione

Durante l’Olocausto i nazisti ed i loro collaboratori uccisero circa sei milioni di ebrei. Coloro che sopravvissero dovettero confrontarsi con i ricordi che avevano per sempre alterato il corso delle loro vite. Molti sopravvissuti scelsero di non narrare, o si sentirono totalmente incapaci di narrare la loro esperienza, e la loro storia non sarà quindi mai conosciuta. Per altri invece prevalse l'obbligo di parlare e di dare testimonianza di quei giorni terribili, per passare il ricordo alle generazioni future.

Questa cerimonia permettera' agli studenti di commemorare le esperienze di due sopravvissuti all'Olocausto e delle loro famiglie, provenienti rispettivamente dalla Germania e dall'Italia.

Istruzioni per la cerimonia:

Suggeriamo che uno studente o un insegnante assumano la parte del narratore, mentre vari studenti potranno a turno leggere i vari estratti riguardanti le situazioni storiche e le citazioni dalle relazioni dei due sopravvissuti. Raccomandiamo anche di scegliere un brano musicale che debba essere eseguito da uno o due studenti all'inizio della cerimonia, oppure una canzone da venire cantata alla fine della cerimonia dal coro della scuola. Oppure possono essere lette poesie relative al tema(di Primo Levi o di altri sopravvissuti).

Cerimonia


Narratore:

Tra il 1939 ed il 1945, i Nazisti ed i loro collaboratori uccisero sei milioni di Ebrei, tra questi anche un milione e mezzo di bambini.

Il 27 gennaio 1945 il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau in Polonia, il piu' vasto campo di sterminio nazista, fu finalmente liberato dall' Armata Rossa Sovietica.

Oggi, molti paesi nel mondo commemorano questa data come Il Giorno della Memoria dell'Olocausto.

Nel gennaio 1933 vivevano in Germania circa 500.000 Ebrei. Tra il 1933 e il 1939, preoccupati della crescente persecuzione anti-ebraica oltre 250.000 ebrei lasciarono la Germania per altri paesi,. Le Leggi di Norimberga del 1935 divennero la base legislativa della politica razzista-antisemita della Germania. Chi aveva tre o quattro nonni ebrei veniva considerato ebreo a pieno titolo e veniva pertanto discriminato metodicamente dalla vita in Germania e perseguitato.

Studente:

Il Prof. Walter Zvi Bacharach è nato a Hanau, in Germania, nel 1928.

Zvi, coi genitori ed il fratello, vivevano una vita agiata prima dell'ascesa al potere di Hitler. Avevano care le loro tradizioni ebraiche ma si sentivano anche orgogliosi di essere cittadini tedeschi. La madre di Zvi amava la poesia e la musica tedesche, e spesso amava citare versi di Heine e di Goethe. Suo padre aveva prestato servizio nell'esercito tedesco durante la Ia Guerra Mondiale, aveva lavorato in banca e piu' tardi nel commercio. Tutti in famiglia si sentivano Tedeschi ed Ebrei. Egli ricorda:
"La mia famiglia non era strettamente religiosa ma amava la tradizione, rispettavamo il Sabato e le feste ebraiche. Fino al 1933 ho avuto un'infanzia normale: avevo molti amici tedeschi non ebrei, fino all'ascesa del Nazismo, e lo stesso posso dire dei miei genitori. Molti ebrei tedeschi eramo benestanti ed assimilati. Mia madre era totalmente coinvolta nella cultura tedesca, si sentiva allo stesso tempo tedesca ed ebrea: era cosciente della sua propria identita' ebraica e della nostra, ma ci potevamo considerare degli assimilati. Mio padre combatte' durante la Ia Guerra Mondiale e ricevette medaglie al valore. Eravamo una tipica famiglia ebrea tedesca: coscienti della nostra ebraicita', ma pensavamo in tedesco."

Narratore:

Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 migliaia di case, attivita' commerciali e sinagoghe ebraiche in Austria ed in Germania vennero distrutte e bruciate, durante quella che venne poi chiamata Kristallnacht, la "notte dei cristalli". Circa 30.000 ebrei, molti dei quali benestanti e rappresentanti di rilievo delle loro comunita', furono arrestati e deportati nei campi di concentramento di Dachau, Sachsenhausen e Buchenwald, dove furono sottoposti ad un trattamento brutale e disumano che causo' numerose morti. Durante la sola Notte dei Cristalli, ben 90 ebrei furono assassinati. Molti ebrei tedeschi che non erano ancora immigrati, rendendosi conto dei drastici cambiamenti in corso e della minacciosa atmosfera creatasi nei loro confronti, decisero a quel punto di fuggire. Coloro che si decisero a lasciare la Germania in prossimita' dello scoppio della Guerra, nel settembre 1939 trovarono innumerevoli difficolta', mentre la loro vita quotidiana diventava sempre più difficile e minacciosa.

Studente:

Zvi ricorda: "Frequentavo la scuola elementare ad Amburgo e rimanemmo in quella citta fino alla Notte dei Cristalli, nel 1938. I miei genitori, come molte altre persone, non si rendevano conto di quello che stava succedendo. Mio fratello ed io frequentavamo una scuola ebraica ad Amburgo, ed ogni giorno, quando tornavamo verso casa, venivamo picchiati da ragazzi appartenenti alla Gioventu' Hitleriana che uscivano dalla scuola non ebraica di fronte alla nostra, e rincasavamo sempre feriti. Alla fine, i miei genitori, mio fratello ed io, riuscimmo ad emigrare in Olanda, dove vivemmo fino al 1942, quando fummo catturati dai Nazisti."

Narratore:

Da bambino, Zvi fu obbligato, in Olanda, ad apporre la stella gialla sui propri vestiti. Cosi' descrive i suoi sentimenti mentre vestiva questo marchio d'infamia.

Studente:

Zvi:
"Non direi neppure che era umiliante; era imbarazzante, perche' tutti si voltavano a guardarti per strada. Paragono sempre questa situazione a quando feci il mio Bar Mitzvah (maggiorita' religiosa) e fui costretto ad indossare un grande cappello per recarmi in sinagoga. Quando mi misi il cappello tutti mi fissavano, ed era lo stesso con la stella. Sentii di venire isolato, di venire segnato a dito: era una sensazione orribile, ma che non poteva essere paragonata con quanto successe piu' tardi."

Narratore:

Gli ebrei italiani erano totalmente integrati nella vita del paese e si sentivano profondamente patriottici. Nel settembre 1938 Mussolini introdusse una legislazione razzista ed antisemita che inflisse terribili sofferenze, sia materiali che morali agli ebrei in Italia. Gli ebrei vennero esclusi dalle scuole e dal mondo del lavoro. I loro rapporti sociali con i non-ebrei vennero proibiti. Non poterono piu’ far parte di associazioni e organizzazioni non ebraiche. Non poterono piu’ arruolarsi ne prendere parte ad alcuna attività sociale. I loro beni vennero spesso confiscati.

Studente:

Chana Weiss era cresciuta nella bellissima citta' di mare di Fiume, allora parte dell' Italia. Apparteneva alla locale comunita' ebraica consistente di circa 2.000 persone, molte delle quali emigrate, come il padre di Chana, dall'ex impero Austro-Ungarico. Chana e famiglia erano ben integrati nella loro comunita', sia in qualita' di ebrei che di italiani, e parlavano varie lingue, tra le quali l'ungherese, il tedesco e l'italiano, situazione che rifletteva l'atmosfera della citta'.
Chana, suo fratello e le due sorelle, vissero un'infanzia felice fino al 1938, quando le leggi razziali furono introdotte in Italia.

Chana ricorda: "Ero l'unica bambina ebrea della mia classe e non mi ero mai sentita a disagio. L'unico episodio antisemita di cui mi ricordi mi successe quando passeggiavo con la mia bambinaia cattolica. Un ragazzino dei quartieri poveri ci apostrofo' al nostro passaggio chiamandoci "chifuti", cioe' ebrei. La donna cristiana che si trovava con me gli rispose : "Ma non lo sai chi era Gesu'? Era un ebreo, percio' finiscila con questo "chifuti"". Ero anche membro del movimento giovanile fascista fino al 1938, quando ne fui cacciata fuori."

Narratore:

Dopo che le leggi razziali furono approvate nel 1938, migliaia di ebrei, considerati stranieri, furono obbligati ad emigrare dal paese. Essendo che Fiume fu annessa all'Italia agli inizi degli anni '20, tale legge portò nefaste conseguenze agli ebrei che vi vivevano, poiche' buona parte di loro perdette la cittadinanza e venne considerata straniera.

Studente:

Chana ricorda ancora: "Le espulsioni iniziarono. Gli ebrei ungheresi ricevettero ordine di espulsione e furono obbligati a ritornare in Ungheria. Mi ricordo che eravamo molto legati ai nostri vicini: giocavo sempre con i loro bambini, eravamo buoni amici."

Narratore:

La sorte degli ebrei sotto il dominio nazista deterioro’ sempre piu’ negli anni successivi e arrivò fino alla decisione nazista di sterminare sistematicamente tutti gli ebrei. Nel novembre 1941 i campi di sterminio in Chelmno e Belzec erano gia' stati approntati, con dispositivi per avvelenamento. La famiglia di Zvi Bacharach, fuggita dalla Germania in Olanda, fu condotta in un campo di transito, un ghetto, ed infine in un campo di sterminio. L'incubo dell'Olocausto si rivelava loro nei suoi aspetti diversi e crudeli.

Studente:

Zvi ricorda: "Il 29 gennaio 1942 la Gestapo entro' in casa nostra, me lo ricordo distintamente perche' ero a letto malato con la febbre alta e la Gestapo ci dette, me lo ricordo bene, non 5 o 10, ma 8 minuti per uscire da casa verso la stazione."

Narratore:

Zvi e la sua famiglia furono mandati a Westerbork, un campo di transito attraverso il quale molti ebrei olandesi passarono per arrivare ai campi di sterminio dell'Europa dell'Est..

Un anno piu' tardi, la famiglia fu mandata al ghetto di Theresienstadt dove, pur essendo le condizioni di vita molto dure, almeno la famiglia poteva abitare unita, ma questo si interruppe bruscamente.

Zvi racconta: "… nel Kippur del 1943, mio fratello ed io eravamo in strada, e ci portarono via. Ci misero dentro ad un furgone e fummo portati ai vagoni che attendevano il nostro trasporto. Mio padre non ci vide, era al lavoro, io vidi mia madre, ma lei non ci vide. Fu l'ultima volta che la vidi viva."

Dopo che i tedeschi invasero l'Italia e dopo l’istituzione della Republica fascista di Salò, anche la situazione degli ebrei in Italia deteriorò. Cominciò la caccia all’uomo e la deportazione per mano fascista e nazista verso i campi di sterminio. Iniziò inoltre la confisca sistematica di tutti i beni degli ebrei. Chana, sua madre, due sorelle e i nonni tentarono di scappare in Svizzera, ma furono arrestati ed internati nella prigione di San Vittore. Piu' tardi furono trasportati ad Auschwitz-Birkenau, in Polonia, il maggiore dei campi di sterminio nazisti.

Zvi e suo fratello furono deportati nel medesimo campo.

Sia Chana Weiss che Zvi Bacharach descrivono il modo in cui i nazisti ed i loro collaboratori li umiliarono durante il trasporto all'Est.

Studente:

Zvi ricorda: "La disumanizzazione ebbe inizio nel momento in cui entrammo nei vagoni-bestiame. Westerbork e Theresienstadt erano degradanti ed umilianti, ma la disumanizzazione inizio' nel momento in cui ci misero nei carri-bestiame. Eravamo trattati come bestiame. Centocinquanta persone per vagone, incapaci perfino di sedersi. Siamo stati nel vagone due giorni e due notti e qui inizio' il mio primo rapporto con la morte: c'erano gia' dei morti nel vagone."

Chana narra: "Siamo stati messi in un vagone-bestiame. L'interno era ampio e non c'era niente, tranne un secchio, o un contenitore. La gente comincio' ad entrare: prima gli anziani, che si sedettero immediatamente con la schiena appoggiata alla parete. Non c'era piu' posto: 80 persone furono messe dentro il vagone.
C'erano quattro piccole aperture, come finestre, ma potevamo guardare fuori solamente da una di queste. Le altre erano sbarrate. Mi ricordo soprattutto una gran fame e sete, e non c'era acqua da bere."

Narratore:

Dal loro arrivo al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Zvi e Chana rievocano gli orrori ai quali furono testimoni.

Studente:

Chana: "La prima cosa che vidi nel momento in cui aprirono la porta del vagone al nostro arrivo a Birkenau fu un prigioniero con una divisa a strisce che urlava in Tedesco "Presto presto presto, tutti fuori!" Non era l'unico ad urlare. Un centinaio di uomini vestiti come lui urlavano insieme, lungo tutto il binario, e poi l'abbaiare dei cani degli SS… il rumore era semplicemente terribile.
Tutto quello che volevamo era di uscire, cosi' questo rumore infernale sarebbe finito. Eravamo confusi, sporchi, esausti ed affamati. Dove eravamo? Non lo sapevo. Volevamo solamente uscire dai vagoni-bestiame. Mi trovai di nuovo sola: cercavo la mia famiglia, e la mia famiglia cercava me. Era tutto un gridare: le urla ci ferivano le orecchie e decisamente non aiutava a riaversi dal penoso stato mentale e fisico nel quale ci trovavamo…"

Narratore:

La fase ulteriore che Chana descrive e' quella della separazione finale: la selezione. Un ufficiale degli SS con un piccolo movimento del dito avrebbe deciso chi sarebbe stato ucciso di li' a poco e chi invece sarebbe stato mandato ai lavori forzati.

Chana cosi' racconta:

Studente:

"Subito mi trovai di fronte ad un ufficiale tedesco… era grande, grasso ed elegante …stavo di fronte a lui. Non parlava. Mi guardo' ed alzo' il suo pugno, puntando il police in alto. Capii da lui che dovevo andare nel gruppo di destra. Guardai sopra ed attraverso il filo spinato, e vidi alcune figure ferme. Capii che dovevo raggiungerle: come andai verso di loro mi girai e vidi dietro di me mia sorella maggiore. Le chiesi: "Dove sono mamma, Magda e la nonna?""

Narratore:

La risposta alla domanda di Chana e' scritta in ogni libro di storia: la madre, i nonni e la sorella minore di Chana furono portati direttamente nelle camere a gas ed assassinati … non li rivide mai piu'.
Al suo arrivo al campo, Chana fu portata in una piccolo stanza, o ufficio, dove l'aspettavano due donne.

Studente:

Chana "Non sentii che la seconda ragazza stava prendendo il mio braccio e che mi pungeva con un ago. Aveva forse tatuato due numeri quando notai quello che stava succedendo: iniziai a gridare. "Cosa mi state facendo?" Lei allora mi spiego' che da oggi in poi avrei dovuto memorizzare questo numero in tedesco, e ricordarmelo anche se fossi stata svegliata durante la notte, come pure riconoscerlo quando veniva chiamato, nonche' essere in grado di pronunciarlo ad alta voce … il mio nome, Chana, o chiunque altra fossi stata in precedenza, veniva ora cancellato. Dopo che fini', fui mandata in un'altra piccolo stanza e messa a sedere su una sedia. Qualcuno prese i miei capelli, li tenne sollevati, ed in due minuti ero completamente calva. Poi mi portarono in una terza camera, dove una ragazza mi disse : "Spogliati"
La guardai. Cosa intendi per "spogliati"? Non mi ero mai spogliata di fronte a nessuno nella mia vita, eccetto me stessa andando a lavarmi, ed anche allora usavo fare due giri di chiave alla porta. Alla fine fui spedita fuori della stanza nuda, calva e numerata, per raggiungere le altre donne che come me sedevano scioccate in una grande camera …"

Narratore:

anche Zvi ricorda il suo arrivo ad Auschwitz-Birkenau

Studente:

"Scendemmo dal treno come bestiame e le donne furono separate dal trasporto. Uno degli uomini che mi aiuto' ad uscire dal carro-bestiame mi disse di dichiarare di avere diciotto anni. In verita' avevo quindici anni. Ci dovemmo spogliare e ci consegnarono le uniformi a righe, con gli zoccoli di legno che ci ferivano i piedi. Tutto fu fatto molto in fretta. Il nostro trasporto fu destinato a raggiungere la Germania per essere addetto ai lavori forzati, che era la nostra fortuna, cosi' non mi fu tatuato il numero."

Narratore:

Zvi continua con la descrizione delle privazioni quotidiane e dell'effetto del dolore accumulato.

Studente:

"Una volta al giorno ci veniva dato un piatto di minestra annacquata da essere diviso tra cinque persone. Ho sempre detto che la pena piu' grande, dopo la nostalgia per i genitori, era la fame. I giovani non avevano altra soluzione che la fame: pensavamo alla fame tutto il tempo. Talvolta ricevevamo un pezzo di pane da dividere tra cinque persone, e sempre c'erano lotte per un pezzo di pane, e noi piu' giovani perdevamo sempre: non eravamo abbastanza forti. Non so come ho potuto sopravvivere. Tutti vegetavamo e molti di noi morivano. La mattina, col freddo, quasi morti dal gelo, dovevamo stare in piedi per l'appello. Non so come o perche', ma abbiamo continuato a vivere: era una tortura assoluta." .

Narratore:

Sia Zvi e suo fratello, che Chana e sua sorella, riuscirono a sopravvivere agli orrori dell’Olocausto , tuttavia la maggior parte dei loro familiari non furono cosi' fortunati.
La madre, la sorella minore ed i nonni di Chana furono uccisi nelle camere a gas a poche ore dal loro arrivo.

Il padre di Zvi ebbe un breve periodo di internamento coi suoi due figli. Narro' loro della morte della loro madre durante il trasporto, dopo di che non pronuncio' piu' nessun'altra parola.
Furono portati in un campo vicino a Lipsia chiamato Tolcha, lavorando diciotto ore al giorno in una fabbrica di munizioni, in condizioni disumane.

Nel marzo 1945, mentre gli Alleati si avvicinavano ed i nazisti si rendevano conto di aver perso la guerra, i prigionieri, inclusi Zvi, suo fratello e suo padre, furono spediti in una marcia forzata senza fine - la marcia della morte. Durante la marcia, il padre di Zvi fu ucciso a colpi d'arma da fuoco dai nazisti di fronte ai figli. Zvi ed il fratello sopravvissero alla marcia, e furono liberati da un gruppo di soldati americani.

Dopo la Guerra, Chana ritorno' in Italia e si riuni' col padre. Studio' da infermiera ed emigro' in Israele. Si sposo' con un altro sopravvissuto all'Olocausto proveniente dall'Ungheria ed hanno tre figli.

Anche Zvi decise di emigrare in Israele. Dopo aver completato il suo curriculum di studi divento' professore di storia, e poi prese ad insegnare storia all'Universita'. Lui e la moglie hanno tre figli e numerosi nipoti.

Le memorie personali di Zvi e Chana che abbiamo ora ascoltato, fanno parte di una vasta raccolta di memorie di persone che hanno vissuto l'Olocausto. Siamo grati a Zvi e a Chana ed a tutti coloro che ci hanno fornito la testimonianza del dolore delle loro traversie, in modo che la memoria dell'Olocausto si possa trasmettere alle generazioni.

Riferimenti: Chana Weiss, Testimonianza Video, V.T./3334, Archivi di Yad Vashem Zvi Bacharach ha fornito la sua testimonianza in occasione di questa cerimonia.