Friends  |  Press Room  |  Contact Us

The International School for Holocaust Studies

Propaganda e arti visuali nel Terzo Reich


Unità didattica

Destinatari: studenti della Secondaria Superiore.
Tempi: due ore circa


Motivazioni

Questa lezione fornisce agli studenti l’opportunità di riflettere su come l’arte e le immagini vennero usate nella propaganda nella Germania Nazista. Analizzando una vignetta pubblicata in Germania nel 1933, gli studenti esploreranno una fonte primaria che mostra come le arti visuali venivano sottomesse alla censura e al “coordinamento” Nazional Socialista. Impareranno i vari aspetti del concetto di “arianizzazione” dell’arte nella Germania Nazista, vedendo esempi sia di opere promosse dai Nazisti nelle loro esibizioni e parate, come le sculture monumentali, che esempi di “arte degenerata”, l’arte moderna che il Nazismo bandiva e ridicolizzava.
Impareranno a sviluppare uno sguardo critico per le immagini, cogliendone significati impliciti ed espliciti.

Obiettivi didattici
  • Saper analizzare una vignetta politica della Germania degli anni ’30.
  • Definire il significato di propaganda e imparare a riconoscere alcune strategie di manipolazione delle coscienze.
  • Scoprire come il regime Nazista usava il materiale visuale come mezzo potente di propaganda atto a promuovere l’ideologia di superiorità razziale, nonche’ la propria agenda politica e sociale.
  • Imparare a “leggere” e analizzare immagini, in particolare riguardo al contenuto, all’efficacia e al valore estetico.
  • Discutere aspetti cruciali della relazione tra arte e politica, censura statale e libertà di espressione.

La lezione

La prima fase consiste nell’esaminare una vignetta satirica intitolata “Lo scultore della Germania”; si descriveranno accuratamente i disegni e si tenterà di dare risposta ad una serie di domande.
La vignetta è composta di 4 riquadri con una didascalia.

Nel 1933, anno in cui Hitler sale al potere, questa striscia viene pubblicata da un giornale satirico tedesco di destra; la didascalia proclama Hitler “Scultore della Germania”.

O. Garvens, “Lo scultore della Germania”
O. Garvens, “Lo scultore della Germania”[1]

Guida alla discussione:
Ogni insegnante sa che una discussione va guidata mantenendo il rispetto per la riflessione autonoma degli studenti: i ragazzi mettono enfasi su alcuni aspetti a seconda della loro sensibilità, delle loro esperienze, del momento storico, delle conoscenze di cui dispongono.
Quello che segue è quindi solo un elenco di suggerimenti per la discussione:

  • La vignetta racconta una storia: quale?
  • Ci vengono mostrati due artisti: come descriveresti ognuno di loro? Quali differenze vedi dal punto di vista dell’abbigliamento, l’espressione del viso, lo sguardo, la postura, il linguaggio del corpo?
  • Come è rappresentato l’“artista moderno”?
  • Cos’è una caricatura e come è usata qui? A quali fini?
  • Come e perché l’autore usa gli stereotipi antisemiti? Pensi che il suo uso degli stereotipi sia efficace?
  • Come descriveresti i due tipi di scultura illustrati ?
  • Come è disposta la vignetta? L’ordine scelto dall’autore vuole accentuare qualche aspetto, facilitando in chi le osserva il paragone tra i due artisti e le loro interpretazioni dell’arte?
  • Hitler è qui uno degli “artisti”; nella didascalia è definito come lo “scultore della Germania”; cosa suggerisce la vignetta a proposito del ruolo dell’arte nella Germania Nazista e a proposito della relazione tra arte e potere? Quale messaggio viene comunicato?
  • I Nazisti usarono molteplici mezzi di propaganda per diffondere il loro messaggio tra le masse; quali vantaggi presenta l’uso delle immagini e come sono usate nella propaganda oggi?
  • Il contenuto della vignetta potrebbe essere riassunto come “censura”; cosa può dirci a proposito dell’atteggiamento Nazista rispetto alla libertà di espressione, alla libertà individuale, al dibattito e al dissenso all’interno del Nazional Socialismo?

Soggetti da approfondire:
  • La vignetta è del 1933. Si possono trovare notizie sugli eventi di quell’anno in “Chronology of the Holocaust,” e in “Nazi Germany and the Jews 1933-1939.
  • Hitler scultore crea un’opera che richiama l’arte classica Greco-Romana; gli studenti potrebbero ricercare altri esempi di arte nazista e discuterne in gruppo, anche riflettendo sulle motivazioni di tale citazione.
Note per l’insegnante.

In questa striscia in 4 vignette, (O. Graves 1933) , un artista reitera lo stereotipo antisemita ( piccolo e gobbo, con occhiali e un grosso naso), presentando a Hitler una scultura raffigurante tante piccole figure intrecciate caoticamente. Nella seconda vignetta Hitler, vestito con un camice da scultore sopra la divisa, giudica l’opera: con il pugno colpisce violentemente e distrugge la scultura, sorprendendo l’artista.
Nella terza vignetta Hitler ha preso il posto dell’artista, l’artista moderno “Ebreo” viene eliminato, la sua visione alternativa, la sua voce sono ridotte al silenzio. La violenza del Fuhrer-artista e la scomparsa dell’artista Ebreo preannunciano il destino che il Nazismo ha in serbo per gli Ebrei e la loro arte. Ora è Hitler che da forma alla materia grezza in una singola figura monumentale di muscolarità idealizzata ed eroiche proporzioni, rimpiazzando efficacemente la massa convulsa, contorta e confusa della scultura dell’artista Ebreo con un corpo nazionale unificato ed un singolo intento nazionale (Ein Reich, ein Volk, ein Fuhrer).
Nella tavola conclusiva Hitler guarda la sua opera, osserva la sua creazione autoritaria. Il suo colosso è la personificazione della nazione Tedesca, la scultura è una metafora dell’arte Nazista: opere figurative, altamente idealizzate in scala monumentale, eseguite in materiali tradizionali come marmo e pittura ad olio derivanti dalla tradizione classica, non contaminate dell’influenza Ebraica.( Per vedere esempi della scultura nazista andare all’Appendice n. 1 su Josef Thorak e Arno Breker).  

Josef Thorak, Cameratismo (1937)Josef Thorak, Cameratismo (1937)

Gli esperti Nazisti di propaganda collocarono Hitler in molti ruoli diversi: capo militare, politico, salvatore e figura paterna benevola e salvifica. Questa vignetta presenta un'altra identità che Hitler stesso ha coltivato: artista e protettore delle arti. Hitler si è presentato come leader politico e culturale del popolo Germanico, ha selezionato personalmente i lavori da includere nella mostra annuale di Arte Tedesca. Ha fatto sei discorsi dedicati all’arte che sono stati stampati come pamphlet separati, con titoli come “Arte e politica”, “L’Arte Tedesca come la più orgogliosa legittimazione del popolo Germanico”. Fu lui a commissionare e supervisionare la costruzione e la messa in opera del Museo delle arti, e alcuni suoi lavori vennero dichiarati di “importanza nazionale”.[2] Il giornale Nazional-Socialista Hakenkreuzbanner, il 10 Giugno 1938 afferma: “Il destino divino ha dato al popolo Germanico tutto in un solo uomo. Non solo possiede forte e geniale visione da statista, non solo è geniale come soldato, non solo è il primo lavoratore e il primo economista del suo popolo ma, e questa forse è la sua forza più grande, è un artista. Egli è venuto dall’arte, si è dedicato all’arte, specialmente all’Architettura, questo potente creatore di grandi edifici. E ora è diventato anche il costruttore del Reich”.

Arno Breker, L’Esercito e Il Partito 1939.Arno Breker, L’Esercito e Il Partito 1939.

La vignetta di Garven presenta Hitler come uno scultore che modella una nuova nazione, un nuovo ideale Ariano. Nell’Aprile del 1933 Goebbels usò la stessa analogia: “Anche la politica è un’arte… e noi che diamo forma al moderno sistema Tedesco ci sentiamo artisti a cui è stata data la responsabilità di formare, dal grezzo materiale della massa, la solida struttura di un popolo…..questo è il dovere (dell’artista), quello di dare forma, di togliere la malattia per creare la libertà della salute.”[3]

La vignetta mette in primo piano la centralità dell’arte nel Terzo Reich; inoltre anticipa le misure estreme adottate nella campagna contro l’arte moderna, mostrando come il sostegno alla cultura “Ariana” andasse di pari passo con la soppressione di tutte le altre forme di produzione artistica. Come annunciato da Hitler all’apertura della Casa dell’Arte Tedesca nell’estate del 1937: “Dichiaro qui e ora che …farò pulizia nella vita artistica in Germania”.[4]

Per approfondimenti vedi “Addendum n.1”.

Contesto storico: Lo scontro sull’Arte nella Germania nazista.

La propaganda è un sistema di informazione parziale volto a plasmare le opinioni ed i comportamenti delle masse. La propaganda nazista è spesso associata alla retorica dei discorsi di Hitler o con i ben noti film nazisti come il Trionfo della Volontà (1934) di Leni Riefenstahl. Tuttavia, essa può anche assumere molte forme: arte, scultura e mass media visuali furono impiegati dai nazisti per vendere idee, controllare l’informazione e plasmare la pubblica opinione.

Le immagini hanno un impatto fortissimo e sono mezzi di propaganda particolarmente efficaci perché emergono dalla pagina stampata ed attraggono l’attenzione, comunicano rapidamente l’informazione, sono memorizzabili, fanno leva sulle emozioni, e possono essere riprodotte facilmente e circolare nei mass media. Hitler aveva capito il potere ed il richiamo dell’arte come un tipo di “scorciatoia” propagandistica. Nel Mein Kampf dichiarava: “La propaganda è un’arma terribile in mani esperte…. Tutta la propaganda deve essere popolare ed il suo livello intellettuale deve essere regolato sull’intelligenza più limitata tra coloro verso cui è diretta“.[5]
Come nella vignetta di Garven le immagini possono sintetizzare idee astratte e complesse e renderle più specifiche e concrete.

Philipp Rupprecht, (Flips), in Der Sturmer, di Julius Streicher, Dicembre 1929.Philipp Rupprecht, (Flips), in Der Sturmer, di Julius Streicher, Dicembre 1929.

Le vignette furono un mezzo importante nella propaganda Nazista: ritraendo un mondo diviso tra puri ed impuri, perfetti e degradati, facevano circolare i simboli e gli stereotipi della differenza. La vignetta di Garven contrappone l’impuro, deforme corpo ebraico dell’artista degenerato, al puro, sano fisico Ariano della scultura di Hitler che esemplifica il concetto nazista dell’“Uomo Nuovo”.[6] 
Distribuita in modo capillare, la propaganda visiva giocava un ruolo importante nel modellare la mentalità che rese possibile la Shoah promuovendo l’orgoglio e la solidarietà nazionali ma anche un profondo sentimento di antisemitismo.



La Germania (da svolgersi nello Yad Vashem Holocaust Resource Center, Gates of Knowledge): Razzismo e Antisemitismo Nazista.La Germania (da svolgersi nello Yad Vashem Holocaust Resource Center, Gates of Knowledge): Razzismo e Antisemitismo Nazista.

I responsabili politici Nazisti consideravano l’arte come uno degli elementi più importanti nella costruzione del Terzo Reich, attribuendo a tutte le forme di arti visive un alto valore sociale: esse vennero sostenute dallo stato e diffuse ampiamente in volantini e libri, cartoline e francobolli ed ebbero un ruolo dominante nelle cerimonie pubbliche. Come dichiarò Hitler all’apertura della Casa dell’Arte Tedesca nel 1937: “Noi siamo quelli che hanno creato questo stato e da subito abbiamo fatto in modo di incoraggiare l’arte. Noi abbiamo dato all’arte nuovi, grandi compiti.” [7] L’impresa estetica era il cuore dell’ideologia Nazista, coinvolta nel sogno di creare un mondo più bello, puro, igienico.

Il controllo della produzione artistica ebbe dunque un ruolo centrale nella formazione e nella diffusione del totalitarismo Nazista. Nel 1933, appena il Nazismo prese il potere, Hitler creò il ministero della propaganda sotto la direzione di Joseph Goebbels.  Come Ministro della Propaganda, Goebbels iniziò un processo di “Sincronizzazione“ (Gleichschaltung) della cultura, ponendo le arti in linea con gli obiettivi del Nazismo. Sotto il suo controllo, la Camera della Cultura del Reich controllava tutti gli aspetti della cultura Tedesca: la stampa, l’educazione, la musica, i film, il teatro e le arti visive. Per assicurare l’omogeneità “razziale” e la conformità ideologica, a tutti i professionisti era richiesta l’iscrizione al partito, ed era vietata la formazione di organizzazioni artistiche indipendenti.

Monaco, 1937; Folla all’entrata della mostra intitolata “Arte degenerata”. Archivio Yad Vashem.Monaco, 1937; Folla all’entrata della mostra intitolata “Arte degenerata”. Archivio Yad Vashem.

Il Nazional Socialismo rifiutava ed attaccava tutto ciò che aveva formato la scena artistica prima del 1933, per screditare la cultura della Repubblica di Weimar. Quest’ultima veniva identificata con un internazionalismo e una politica progressista che esso voleva contrastare, il regime Nazista criticava l’arte moderna come intellettuale ed elitaria, straniera ed ebraica, simbolo delle forze che avevano umiliato la Germania nel dopo guerra. Artisti ebrei, stranieri e moderni, vennero così etichettati come “degenerati”, messi sulla lista nera ed additati come nemici dello stato, considerati una sfida alla salute della nazione Tedesca. Iniziarono così gli attacchi sistematici e istituzionalizzati all’arte moderna. Nel primo anno fu vietato di praticare ad un gran numero di artisti (ver Addendum n.2); professori furono cacciati dalle Accademie, critici d’arte censurati o licenziati, curatori e direttori di musei sostituiti da membri del partito. L’ala moderna della Galleria Nazionale di Berlino e la Bauhaus vennero chiuse.[8]
Il 10 Maggio 1933 i membri dell’Associazione Studentesca Tedesca Nazional Socialista organizzarono in tutto il paese dei roghi nei quali furono bruciate le opere di scrittori “non Tedeschi” ed ebrei.
Artisti subirono persecuzioni e furono esiliati, alcuni vennero imprigionati e persino uccisi a causa del contenuto e dello stile del loro lavoro, delle loro convinzioni politiche o della affiliazione religiosa.

La Casa dell’Arte tedesca, Monaco, Germania. Archivio fotografico Yad Vashem.La Casa dell’Arte tedesca, Monaco, Germania. Archivio fotografico Yad Vashem.

Nell’estate del 1937 Goebbels emanò un decreto che affidava a Adolf Ziegler[9] e ad una commissione di cinque persone il compito di passare al setaccio i musei della Germania e le collezioni pubbliche, confiscando ogni opera da considerarsi come “arte degenerata.” In tutto la “Aktin Entartete Kunst”[5]confiscò un totale di oltre 16000 opere in più di 32 musei e collezioni.
  650 di esse (di 112 artisti) furono utilizzate per una mostra “educativa” voluta dallo stato, intitolata “Entartete Kunst,” Arte Degenerata. Aperta nell’Hofgarten della Residenza di Monaco il 18 Luglio 1937, la mostra viaggiò venne esibita in undici diverse localita’ tedesche ed austriache, e fu visitata, nell’arco di quattro anni, da 3 milioni di visitatori: una cifra sicuramente degna di nota.
L’obiettivo della mostra era di accrescere il senso di repulsione del pubblico verso l’arte moderna, incoraggiando il pubblico a mobilitarsi in una campagna di epurazione della cultura Germanica da influenze e contaminazioni.

Hitler visita la mostra dell’arte Tedesca il 16 luglio 1939. Archivio fotografico Yad Vashem.Hitler visita la mostra dell’arte Tedesca il 16 luglio 1939. Archivio fotografico Yad Vashem.

Strategicamente, la Grosse Deutsche Kunstaussellung (La grande mostra dell’Arte Tedesca) aprì il giorno prima e dall’altro lato della strada, di fronte alla mostra dell’Arte Degenerata, funzionando come immagine di contrasto. Collocata nella Haus der Deutschen Kunst, casa dell’Arte Tedesca appena completata, fu la prima di 8 mostre annuali che esponevano quello che il Terzo Reich considerava il meglio dell’arte tedesca.[6]
Monumentale, neoclassica, con un imponente colonnato, la Casa dell’Arte Tedesca fu il primo importante palazzo commissionato dal regime Nazista. Alla cerimonia di apertura dei lavori di costruzione, nell’ottobre del 1933 Hitler lo definì il “tempio di una nuova arte Tedesca”. Durante i tre giorni che precedevano l’apertura della Grande Mostra annuale di Arte Tedesca, tenutasi a Monaco, drappi, stendardi e bandiere celebravano con lo sfarzo di stravaganti coreografie il Giorno dell’Arte Tedesca. Lo stato Nazista non badava dunque a spese per organizzare queste spettacolari cerimonie: formata da enormi dorate copie di cartapesta di statue classiche, fanciulle del Reno e guerrieri della foresta di Teutoburgo, la parata, che culmino’ con migliaia di soldati in marcia, celebrava così “Duemila anni di Cultura Tedesca”.



[1] Il Kladderadatsch fu un importante settimanale satirico che fu anch’esso mobilitato dal Nazional Socialismo; esso aveva lodato Hitler per il suo spirito patriottico dopo il fallito putsch di Monaco del 1923. Nei primi anni ’30 Kladderadatsch sostenne completamente le scelte politiche di Hitler e accusò i socialdemocratici di aver tentato di distruggere la Germania. Le vignette del giornale divennero sempre più anti–ebraiche, ed esprimevano un visione di estrema destra. La vignetta è parzialmente riprodotta in Eric Michaud, The Cult of Art in Nazi Germany, trans. Janet Lloyd, (Stanford University Press, 2004), illustration n. 2, dove appare senza la didascalia. E’ stata riprodotta in Frederic Spott, Hitler and the Power of Aesthetics, (Woodstock and New York: Overlook Press, 2009), 97.
[2] Citazione da Henry Grosshans, Hitler and the Artists, (Holmes and Meier, 1938), 10.
[3] Corrispondenza tra Wilhelm Futwangler e Joseph Goebbels, Aprile 1933. Traduzione in Inglese: Jeremy Noakes and Geoffrey Pridham, eds., Nazism, 1919-1945, Vol. 2: State, Economy and Society 1933-1939. Exeter: University of Exeter Press, 2000, pp. 213-15. Source of original German text: Deutsche Allgemeine Zeitung, April 11, 1933; reprinted in Paul Meier-Benneckenstein, ed., Dokumente der deutschen Politik, Volume 1: Die Nationalsozialistische Revolution 1933, edited by Axel Friedrichs. Berlin, 1935, pp. 255-58. On-line @ http://germanhistorydocs.ghi-dc.org/sub_document.cfm?document_id=1574
[4] Discorso di Hitler in occasione dell’inaugurazione della Casa dell’Arte Tedesca a Monaco (18 Luglio 1937). Il testo fu ristampato quasi per intero nel catalogo della Mostra dell’Arte Degenerata. Traduzione Inglese: Benjamin Sax and Dieter Kuntz eds. Inside Hitler’s Germany. A Documentary History of Life in the Third Reich.(Lexington, MA and Toronto: D.C. Heath & Company, 1992), 224-32.
[5] Nel capitolo 6 del Mein Kampf (1924) Hitler esamina l’uso della propaganda nella prima Guerra Mondiale e commenta il ruolo della stessa. Adolf Hitler, Mein Kampf, traduzione in Inglese di Ralph Manheim. Boston Houghton Miffin Company, 1943.
[6] Durante l’assemblea del Partito del 1935 a Norimberga (durante la quale furono elaborate le leggi di Norimberga) Hitler dichiara: “Noi dobbiamo creare l’Uomo Nuovo così che la nostra razza non soccomba alla degenerazione dei tempi moderni”.
[7] Discorso di Hitler, 18 Luglio 1937, Monaco. Molto simile la dichiarazione di Hitler nel discorso di Norimberga del 1936: “L’Arte è il solo vero, duraturo investimento della fatica umana”. ( Berthold Hinz, Art in the Third Reich, Pantheon, 1972.intro)
[8] La Bauhaus era una scuola fondata nel 1919 dall’architetto Walter Gropius per unificare l’artigianato con l’Arte e la tecnologia, nell’idea di creare un lavoro artistico “totale” nel quale tutte le arti , anche l’architettura, potessero essere unificate. Lo stile Bauhaus divenne una delle più influenti correnti del modernismo; incoraggiava la sperimentazione e tendeva all’astrazione. Con la salita al potere del regime Nazista, il Bauhaus venne attaccato in quanto cosmopolita e quindi fattore di contaminazione straniera ed ebraica. Con la chiusura forzata molti membri dello staff e studenti emigrarono.
[9] Adolf Ziegler fu il più importante pittore del Terzo Reich e il preferito di Hitler. Il suo quadro “I Quattro Elementi” era esposto nel suo salotto. Fu premiato con il più alto riconoscimento del partito, il Distintivo d’Oro. Come Presidente della Camera delle Arti Visive del Reich fu incaricato di allestire la mostra dell’“Arte Degenerata” di Monaco. Egli espulse artisti e vietò qualsiasi attività artistica “professionale o amatoriale” ad Espressionisti come Karl Schmidt-Rottluff. Vedi la sua lettera a Schmitt-Rottluff in Addendum n.2.